Non ci sono più i “pilates” di una volta, verrebbe da scrivere. Niente più aerobica, spinning o acqua gym che tenga. Il fitness si evolve alla velocità della luce e sforna nuove mode con grande facilità. Dalle influenze caraibiche dello zumba, che è esploso in Italia già da qualche mese, si passa così al Pump. E alla Pole dance.
Termini che aprono vere e proprie finestre sulle tendenze che stanno invadendo le palestre nazionali. Ovviamente, dopo aver avuto il “foglio di via” dalle “gym” presenti nell’altra parte dell’Oceano Atlantico. E se queste parole vi sembrano un pò troppo nuove, segnatevi anche Striding, Qi Gong, Jiu jitsu brasiliano. Dei quali però, parleremo in seguito.
Ora concentriamoci magari su Pump e Pole Dance, partendo subito da un presupposto. Un’indicazione che è nell’ordine delle cose, in fin dei conti. Il pilates, che tanto successo ha avuto qualche anno fa, e che per tanto tempo ha contraddistinto la voglia di “rinnovo” per le palestre del Bel Paese, non sta più riscuotendo un grande successo.
Spazio al Pump quindi, a dire il vero una tecnica di fitness già presente negli Stati Uniti nel finire degli anni 90. Che ora sta prepotentemente prendendo piede qui da noi. Il concetto di base è quello di “poggiare” due pilastri per sostenere la nostra attività: equilibrio e progressività. Su questi principi, si parte per un’attività che utilizza elementi di aerobica, mixandoli con sollevamento pesi, addominali, flessioni e piegamenti, tutti rigorosamente eseguiti a ritmo di musica.
Grande appeal sta avendo anche la Pole dance, una tecnica che ha bisogno di un palo per poter essere messa in pratica. Ma non associamo la staticità del palo alla scarsa attività motoria. In questo contesto infatti, le influenze arrivano dalla danza e dalla ginnastica, e non si sta fermi per niente. Infatti, chi ha già sperimentato questa tecnica non fa altro che promuoverne i tanti lati postitivi.
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